Appello al mondo letterario: vi prego, tirate fuori una buona storia che valga la pena di essere non solo letta, ma acquistata a prezzo pieno! Smascheriamo queste finte perle che ci fanno pagare prezzi esorbitanti per poi rimanere in mano con un pugno di... niente!
Proprio di niente parla l'ultimo romanzo che ho letto.
Innanzi tutto: cosa dà diritto all'autore di rivolgersi a me come se fossi il suo diario? Mentre leggevo, mi ritrovavo a chiedermi: mi ha forse preso per un confidente? Pronomi personali io-tu usati fino allo sfinimento, che, per fortuna, tracciano un varco invalicabile tra te, lettore e lui, protagonista.
Diario segreto quindi, inframmezzato da una decina, o forse più, di pagine del blog della ragazza in questione: un blog PATETICO, da cui è evidente che il romanzo è stato scritto da un maschio. Dubito perfino che esistano ancora ragazze che scrivano al loro diario -appunto- in modo così patetico -perdonate la ripetizione, ma proprio non c'è altro concetto che lo rende meglio-, figuriamoci se lo farebbero su una piattaforma pubblica, spiattellando la loro patetica esperienza al mondo intero, in world wide web.
Questa ragazza viene cercata, idealizzata, e idolatrata in lungo e in largo, per tutta la durata delle quattrocentoventisette pagine, senza un nome, una referenza che conduca a lei, senza alcun dettaglio concreto che dimostri la sua esistenza, e quando si arriva alla fine si scopre che si chiama Shona??? Ma che razza di nome è?? Sei uno scrittore, cavolo! Non riesci ad inventarti un nome più d'impatto per ripagare il lettore di questo assurdo romanzo picaresco, alla volta di immaginari mulini a vento?
Questo sfogo brutalmente sincero, solo per dire che vorrei tanto che i trafiletti di copertina diventassero di colpo veritieri come quello che ho scritto qui. Non è che i libri costino poco, quindi un pizzico di onestà in più dalle case editrici, sarebbe gradito.
martedì 31 luglio 2012
sabato 14 luglio 2012
The Great Gatsby
Ho sicuramente un problema con i classici della letteratura: non riesco ad apprezzarne sempre la scrittura, la storia è tremendamente noiosa in certi casi, e mi ritrovo a odiare il libro non appena lo poso.
In questo caso, Fitzgerald mi ha deluso, entusiasmato, mi ha fatto ricredere, ma solo per ciò che riguarda la trama (in effetti, mi ha fatto venire ancora più voglia di vedere l'adattamento cinematografico di Baz Luhrmann), e per certe citazioni memorabili scovate qua e là. Anyway, se siete curiosi...
In questo caso, Fitzgerald mi ha deluso, entusiasmato, mi ha fatto ricredere, ma solo per ciò che riguarda la trama (in effetti, mi ha fatto venire ancora più voglia di vedere l'adattamento cinematografico di Baz Luhrmann), e per certe citazioni memorabili scovate qua e là. Anyway, se siete curiosi...
"In his blue gardens
men and girls came and went like moths among the whisperings and the champagne and the stars."
"So we beat on, boats against the current, borne black ceaselessly into the past."
martedì 10 luglio 2012
Racconti Immaginari
Scrivere una storia in 10 parole? Dai, che ci riuscite! Cliccate qui e mettetevi alla prova!
sabato 30 giugno 2012
Il Bidone - o "The Sunday Philosophy Club"
Ho un bidone di latta in camera, con Titti disegnato sopra. Ci acciuffo dentro tutto ciò che prima o poi porterò in cantina o di cui mi voglio sbarazzare.
Da un anno, lo riempo solo di libri, dato il gran successo del book crossing organizzato da Fnac l'anno scorso a Roma, pensando di fare una selezione dei libri che posso anche dare via, dato lo spazio limitato (leggi: esaurito) che c'è nella mia libreria, e data la mole di pagine che compro a settimana.
Prima mi sembrava un sacrilegio, un sacrificio necessario, appoggiare delicatamente questi libri sul fondo del bidone: sono pur sempre libri, non c'è ragione di trattarli male. Dopo un po', ho cominciato a prenderci gusto, e i libri venivano lanciati, tipo partita di basket.
Ma l'apice di questo rito, c'è stato poco fa: come ho già detto, c'è Titti, sul mio bidone. E così, chiusa l'ultima pagina di questo stupido, inutile, balordo romanzo che osano chiamare "giallo" e che è stato recensito con le parole: "Miss Marple è resuscitata in Scozia", mi sono ritrovata a pensare: "Titti, divoralo, distruggilo, tiè, non lo voglio più vedere", e l'ho acciuffato sul fondo, incastrandolo tra parete e libri, spiegazzando pure un po' le pagine. Ecco.
Per inciso, questa mia prima (e ultima) esperienza con Alexander McCall Smith è stata atroce. Piuttosto che leggere le sue pagine, nel tempo libero, mi ritrovavo a leggere i noiosi testi universitari.
Da un anno, lo riempo solo di libri, dato il gran successo del book crossing organizzato da Fnac l'anno scorso a Roma, pensando di fare una selezione dei libri che posso anche dare via, dato lo spazio limitato (leggi: esaurito) che c'è nella mia libreria, e data la mole di pagine che compro a settimana.
Prima mi sembrava un sacrilegio, un sacrificio necessario, appoggiare delicatamente questi libri sul fondo del bidone: sono pur sempre libri, non c'è ragione di trattarli male. Dopo un po', ho cominciato a prenderci gusto, e i libri venivano lanciati, tipo partita di basket.
Ma l'apice di questo rito, c'è stato poco fa: come ho già detto, c'è Titti, sul mio bidone. E così, chiusa l'ultima pagina di questo stupido, inutile, balordo romanzo che osano chiamare "giallo" e che è stato recensito con le parole: "Miss Marple è resuscitata in Scozia", mi sono ritrovata a pensare: "Titti, divoralo, distruggilo, tiè, non lo voglio più vedere", e l'ho acciuffato sul fondo, incastrandolo tra parete e libri, spiegazzando pure un po' le pagine. Ecco.
Per inciso, questa mia prima (e ultima) esperienza con Alexander McCall Smith è stata atroce. Piuttosto che leggere le sue pagine, nel tempo libero, mi ritrovavo a leggere i noiosi testi universitari.
giovedì 21 giugno 2012
Pan
Il libro più stancante che abbia mai letto. L'esperienza più vicina alla "Storia Infinita" che io abbia mai fatto. Un'immersione nel sacro e nel profano, nell'antico e nel moderno. Una storia col Botto. Leggete di questo Peter Pan alternativo, e assolutamente irresistibile.
mercoledì 13 giugno 2012
sabato 9 giugno 2012
How to be a woman
E chi lo sa, come si diventa donne? Certo, sarebbe utile un manuale, una guida in questo impervio mondo femminile che ci si presenta distorto e alterato da ciò che è veramente fin dalla nascita. Chi di noi, è disposta ad ammettere almeno una delle cose che ammette Caitlin Moran nel suo moderno trattato sul femminismo? Chiunque sia arrivata alla fine delle più o meno 300 pagine di invettive, commenti, racconti, consigli. Sfido chiunque l'abbia letto a dire di non aver riso da sola ad alta voce durante la lettura di certi passaggi, di non essersi sentita un tantino in imbarazzo per certi temi affrontati, di non essersi ritrovata, alla fine del libro, con il suddetto stretto al petto, e giurandoci sopra -stile Bibbia- di amare e onorare Caitlin Moran, per sempre, e continuare a inneggiarla fino all'esalazione del nostro ultimo respiro!
Chi di voi non l'ha ancora letto, lo faccia alla svelta: finalmente una donna con le palle che parla come un maschio e dice la verità sui dolori del parto e su quelli della ceretta!
"Donne che vivono in un mondo parallelo immaginario, dove costruiscono infinite trame e scenari per eventi che non sono mai accaduti."
Addendum: leggetevi anche questa, se vi siete appassionate all'argomento!
Altro addendum: se per caso la traduttrice del libro si trovasse ad imbattersi in queste righe, ci tengo che sappia che ha azzeccato quasi solo il titolo, e che mi ha fatto digrignare i denti per ogni aggiunta, esplicitazione o generalizzazione inserita, e che li ho notati tutti questi pessimi espedienti, dato che mentre leggevo il libro mi preparavo per l'ennesimo esame di traduzione.
Chi di voi non l'ha ancora letto, lo faccia alla svelta: finalmente una donna con le palle che parla come un maschio e dice la verità sui dolori del parto e su quelli della ceretta!
"Donne che vivono in un mondo parallelo immaginario, dove costruiscono infinite trame e scenari per eventi che non sono mai accaduti."
Addendum: leggetevi anche questa, se vi siete appassionate all'argomento!
Altro addendum: se per caso la traduttrice del libro si trovasse ad imbattersi in queste righe, ci tengo che sappia che ha azzeccato quasi solo il titolo, e che mi ha fatto digrignare i denti per ogni aggiunta, esplicitazione o generalizzazione inserita, e che li ho notati tutti questi pessimi espedienti, dato che mentre leggevo il libro mi preparavo per l'ennesimo esame di traduzione.
martedì 5 giugno 2012
La Libreria Immaginaria
giovedì 31 maggio 2012
Firmino
Ho bisogno di inveire contro questo libro.
Ho aspettato tantissimi anni prima di leggerlo. Una volta una zia me ne aveva parlato, e anche se ero appena dodicenne, sono rimasta affascinata da questo topolino che viveva in una libreria e si nutriva di letteratura. Così, un mesetto fa mi ricordo della mia antica voglia di leggere questa storia, e me lo procuro.
Be', nessunissima traccia di un topolino. Semmai un ratto "abusivo, girovago, parassita, saccente, guardone, roditore di libri, sognatore, ridicolo, mentitore, parolaio, pervertito" (questa la definizione che gli dà il suo stesso creatore, razza di uomo, Sam Savage, che io mi domando, cosa avesse di sbagliato nel cervello prima di cominciare a scrivere questo libro), assolutamente inutile, dannoso, maschilista e idiota, che finge di essere un uomo, o peggio, sogna di essere Fred Astaire solo per poter guardare Ginger Rogers spogliarsi e ballare... (questo l'ho aggiunto io).
Mi domando anche dove diavolo l'abbia visto il "caso letterario" la critica, perché io qui ci vedo più che altro un caso da psicosi: Sam, trovati un dottore, ma bravo, e comincia a scrivere un diario tutte le sere, anziché libri, che per i diari son portati tutti, per la letteratura, no.
179 pagine di agonia, che mi sono durate non so più nemmeno io per quanti giorni, ho perso il conto dopo le prime venti pagine. Boicottate questo libro per maschi che si traveste da "la voce di tutti quelli che considerano la lettura e la fantasia il cibo più prezioso per l'anima": questo stupido topo, ha talmente poco rispetto per il mondo umano su cui fantastica che i libri non li legge, se li mangia.
domenica 13 maggio 2012
Trix e l'approccio al mondo dei supereroi
Il primo esito positivo c'è stato con la visione di "The Avengers", film guardato senza nessuna consapevolezza dei personaggi, trascorso con lei che importunava continuamente il suo fidanzato e la sua amica, tutto questo nella buia platea di un cinema sperduto nella campagna romana. Roba che non sapeva chi fosse effettivamente Iron Man (ora lo sa), come e perché Hulk fosse diventato Hulk (ora sa anche questo), o perché Capitan America fosse così importante per tutti (questo non l'ha ancora capito).
Dopo aver sviluppato un interesse ossessivamente entusiastico per Tony Stark ed essersi procurata (e guardata) in tempi lampo i film che lo riguardano, si sta or ora approcciando a "X-Man", che però credeva essere un'unica persona, un supereroe tipo Iron Man, ma che ora, grazie alla saggezza di sua sorella, ha capito essere solo un modo per raggruppare i cosiddetti "mutanti".
Per ora ha conosciuto solo Magneto (da lei soprannominato Calamita), Tempesta (per cui non ha trovato un soprannome, in effetti perché l'ha vista soltanto in un paio di scene qua e là), Ciclope (anche detto Robocop) e Wolverine (che non vi dice cosa pensava che fosse, altrimenti potrebbe trovare paladini della Marvel a questa sua porta virtuale armati di torce e forconi).
Prosegue il magico viaggio di Trix nel mondo dei supereroi con l'incontro di una creatura blu, che ricorda vagamente Avatar: avrà sbagliato film? Ah, no, pare si chiami Mystica...
Ah, quasi dimenticavo: a un certo punto Trix si è trovata di fronte un tizio in carne e ossa che somigliava in tutto e per tutto al Blò Blò di Trilli, ma che si è rivelato essere una specie di salamandra con una lingua plurimetrica.
Con questa avvincente battuta termina l'avventura di Trix nella conoscenza del mondo dei supereroi, perché si è addormentata mentre scriveva il post (tutto questo è avvenuto ieri sera, ndA).
Conclusioni? I supereroi non fanno per me, eccezion fatta per quelli incredibilmente fichissimi (leggi: Iron Man) e per quelli diretti da Tim Burton (leggi: Batman).
Dopo aver sviluppato un interesse ossessivamente entusiastico per Tony Stark ed essersi procurata (e guardata) in tempi lampo i film che lo riguardano, si sta or ora approcciando a "X-Man", che però credeva essere un'unica persona, un supereroe tipo Iron Man, ma che ora, grazie alla saggezza di sua sorella, ha capito essere solo un modo per raggruppare i cosiddetti "mutanti".
Per ora ha conosciuto solo Magneto (da lei soprannominato Calamita), Tempesta (per cui non ha trovato un soprannome, in effetti perché l'ha vista soltanto in un paio di scene qua e là), Ciclope (anche detto Robocop) e Wolverine (che non vi dice cosa pensava che fosse, altrimenti potrebbe trovare paladini della Marvel a questa sua porta virtuale armati di torce e forconi).
Prosegue il magico viaggio di Trix nel mondo dei supereroi con l'incontro di una creatura blu, che ricorda vagamente Avatar: avrà sbagliato film? Ah, no, pare si chiami Mystica...
Ah, quasi dimenticavo: a un certo punto Trix si è trovata di fronte un tizio in carne e ossa che somigliava in tutto e per tutto al Blò Blò di Trilli, ma che si è rivelato essere una specie di salamandra con una lingua plurimetrica.
Con questa avvincente battuta termina l'avventura di Trix nella conoscenza del mondo dei supereroi, perché si è addormentata mentre scriveva il post (tutto questo è avvenuto ieri sera, ndA).
Conclusioni? I supereroi non fanno per me, eccezion fatta per quelli incredibilmente fichissimi (leggi: Iron Man) e per quelli diretti da Tim Burton (leggi: Batman).
giovedì 10 maggio 2012
To Work or not to Work
Dubbi amletici persistono nel tormentare la giovane me, chiusa dentro l'Isolachenoncè che si rifiuta di aprire le porte e buttarsi nel mondo.
Una persona ragionevole, all'età di 23 anni, laureata, che guadagna (perde) tempo con una specialistica che sapeva di odiare già il primo giorno di triennale, che progetta nuvolette rosa in compagnia di una Dolce Metà assolutamente fantastica, dovrebbe anche pensare a trovarsi un lavoro, giusto?
Sbagliato!
E dire che questo è un periodo in cui vedo ovunque inviti a lavorare con noi, pubblicità su internet, suggerimenti da amici di amici che "serve qualcuno in questo posto, mi dai il curriculum?".
Ora, sapendo ciò che sappiamo sui tempi che corrono, senza stare a ripetere che siamo in crisi, che l'Italia è blablabla, una persona ragionevole, all'età di 23 anni ecceteraeccetera, correrebbe verso queste opportunità che sembrano cadere a cecio, come si sul dire. Giusto?
Sbagliato di nuovo!
Se avete suggerimenti per svegliare una Belladdormentata dal sogno eterno, o per convincere Peterpan a smettere finalmente di volare, bussate un colpo, annotatelo su un post it, lasciate un commento. Insomma, fate voi. Io sono troppo impegnata a dirmi di essere troppo impegnata per muovere un solo passo verso una qualsiasi direzione.
Una persona ragionevole, all'età di 23 anni, laureata, che guadagna (perde) tempo con una specialistica che sapeva di odiare già il primo giorno di triennale, che progetta nuvolette rosa in compagnia di una Dolce Metà assolutamente fantastica, dovrebbe anche pensare a trovarsi un lavoro, giusto?
Sbagliato!
E dire che questo è un periodo in cui vedo ovunque inviti a lavorare con noi, pubblicità su internet, suggerimenti da amici di amici che "serve qualcuno in questo posto, mi dai il curriculum?".
Ora, sapendo ciò che sappiamo sui tempi che corrono, senza stare a ripetere che siamo in crisi, che l'Italia è blablabla, una persona ragionevole, all'età di 23 anni ecceteraeccetera, correrebbe verso queste opportunità che sembrano cadere a cecio, come si sul dire. Giusto?
Sbagliato di nuovo!
Se avete suggerimenti per svegliare una Belladdormentata dal sogno eterno, o per convincere Peterpan a smettere finalmente di volare, bussate un colpo, annotatelo su un post it, lasciate un commento. Insomma, fate voi. Io sono troppo impegnata a dirmi di essere troppo impegnata per muovere un solo passo verso una qualsiasi direzione.
martedì 8 maggio 2012
mercoledì 2 maggio 2012
Le ho mai raccontato del vento del Nord
A costo di essere ripetitiva... Leggete anche questo libro!
Romantici (e non) di tutto il mondo, compratelo, fatevelo prestare, rubatelo, ma leggetelo, e assaggiate un soffio fresco d'amore in un'era cinica e cibernetica come la nostra!
Romantici (e non) di tutto il mondo, compratelo, fatevelo prestare, rubatelo, ma leggetelo, e assaggiate un soffio fresco d'amore in un'era cinica e cibernetica come la nostra!
martedì 1 maggio 2012
The rain before it falls
Leggetelo, leggete questo meraviglioso libro, questa fantastica storia che ti prende dalle primissime righe e che ti trascina letteralmente in un vorticoso tunnel fatto di fotografie, ricordi, rimpianti, errori, scelte, speranze, desideri, di passato.
giovedì 26 aprile 2012
Against Aunt Jane
Che agonia. Oddio. Ho dovuto abbandonare il libro a 8 pagine dalla fine.
Cara Jane Austen, stavolta hai fatto flop.
Non so se dopo Orgoglio e Pregiudizio, che mi è piaciuto tantissimo, tutto sembra un po' una ripetizione, ma in fondo, quella, lì in quell'epoca ha vissuto, e cosa può raccontare se non sempre storie sullo stesso scenario?
Sì, va bene l'ironia all'avanguardia con cui tratta temi difficili per l'epoca in cui ha vissuto, ma dopo un po' si nota solo la pappa che non va giù, la sua famosa wit non viene neppure presa in considerazione dal cervello. Più leggo i suoi scritti, più la trovo noiosa.
Se con Orgoglio e Pregiudizio ho iniziato col botto, con Northanger Abbey il botto si è affievolito in un piccolo bussare alla porta, in Emma si è interrotto prima dell'inizio, e l'ho riposto sullo scaffale perché ho pensato, magari non è il momento di leggerla, la tengo per un'altra occasione, Sense and Sensibility non l'ho nemmeno aperto per quanto mi sembra noiosa la trama, e questa raccolta di racconti, Lady Susan, I Watson e Sanditon, m'ha dato il colpo di grazia. Ah! Non dimentichiamoci dell'inutilità del racconto Jack e Alice.
E poi, dico io, sempre gli stessi nomi usa? Ma una scrittrice non dovrebbe avere un po' di fantasia?
E così ha spezzato l'incantesimo. Credo di aver letto abbastanza di lei nell'ultimo anno, e credo anche che se mai mi riavvicinerò a un suo libro, lo farò come minimo tra 10 anni! Ho addirittura paura a riaprire Pride and Prejudice, chissà che non trovi qualche brutta sorpresa pure lì...
Cara Jane Austen, stavolta hai fatto flop.
Non so se dopo Orgoglio e Pregiudizio, che mi è piaciuto tantissimo, tutto sembra un po' una ripetizione, ma in fondo, quella, lì in quell'epoca ha vissuto, e cosa può raccontare se non sempre storie sullo stesso scenario?
Sì, va bene l'ironia all'avanguardia con cui tratta temi difficili per l'epoca in cui ha vissuto, ma dopo un po' si nota solo la pappa che non va giù, la sua famosa wit non viene neppure presa in considerazione dal cervello. Più leggo i suoi scritti, più la trovo noiosa.
Se con Orgoglio e Pregiudizio ho iniziato col botto, con Northanger Abbey il botto si è affievolito in un piccolo bussare alla porta, in Emma si è interrotto prima dell'inizio, e l'ho riposto sullo scaffale perché ho pensato, magari non è il momento di leggerla, la tengo per un'altra occasione, Sense and Sensibility non l'ho nemmeno aperto per quanto mi sembra noiosa la trama, e questa raccolta di racconti, Lady Susan, I Watson e Sanditon, m'ha dato il colpo di grazia. Ah! Non dimentichiamoci dell'inutilità del racconto Jack e Alice.
E poi, dico io, sempre gli stessi nomi usa? Ma una scrittrice non dovrebbe avere un po' di fantasia?
E così ha spezzato l'incantesimo. Credo di aver letto abbastanza di lei nell'ultimo anno, e credo anche che se mai mi riavvicinerò a un suo libro, lo farò come minimo tra 10 anni! Ho addirittura paura a riaprire Pride and Prejudice, chissà che non trovi qualche brutta sorpresa pure lì...
domenica 22 aprile 2012
venerdì 20 aprile 2012
Suddenly in the depth of the forest, a Fairy Tale
Una storia che viene sussurrata come una favola della buonanotte raccontata quando è già tardi e non ci si vuole far sentire dai grandi. Una favola della buonanotte che promette incubi e segreti svelati, dove i silenzi sono più carichi delle parole. Una storia sulla paura del buio, un buio che non nasconde nient'altro che la paura di essere diversi, esclusi, non amati. Una storia con un finale aperto, che trasmette speranza ma anche tantissima tristezza. Una storia che fa pensare a cose che a volte dovremo ricordarci di non dimenticare.
mercoledì 18 aprile 2012
La Mécanique du Coeur
Se nel libro c'è una strega arroccata sulla montagna che ripara le persone inserendo pezzi di oggetti al posto delle loro membra malandate, e un bambino, nello specifico con un cucù al posto del cuore, e che è così coraggioso da attraversare l'Europa per amore di una bambina-cantante, ma al contempo talmente ingenuo da domandare, nel sentire per la prima volta i rintocchi dell'orologio di un campanile, se fosse per caso suo padre, e ancora, così dannatamente romantico, tanto che chiama la sua bella fanciulla "una scintilla", e se poi il libro è disseminato da citazioni, descrizioni, consigli, perle di vita che non vuoi far altro che annotare, per tutto il tempo della lettura, allora figuratevi se io non l'ho letto!
Inutile dire che mi è piaciuto, vero?
"[...] Il vecchio fiume, in genere molto serio nel suo ruolo di fiume, si è mascherato da lago di zucchero a velo che si estende fino al mare. [...] La brina produce meraviglie ricoprendo di paillette il corpo dei gatti. Gli alberi somigliano a grandi fate in camicia da notte, che distendono le braccia, sbadigliano alla luna e guardano le carrozze slittare su una pista di pattinaggio lastricata."
Inutile dire che mi è piaciuto, vero?
"[...] Il vecchio fiume, in genere molto serio nel suo ruolo di fiume, si è mascherato da lago di zucchero a velo che si estende fino al mare. [...] La brina produce meraviglie ricoprendo di paillette il corpo dei gatti. Gli alberi somigliano a grandi fate in camicia da notte, che distendono le braccia, sbadigliano alla luna e guardano le carrozze slittare su una pista di pattinaggio lastricata."
M. Malzieu, La meccanica del cuore
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